Untitled (Je suis)
2019
Performative installation 
Flexled, stainless steel, forex, inner tubes, lead batteries
160 x 150 x 120 cm
Courtesy MUSUMECIcontemporary
Arte Contemporanea Bruxelles



Identity and freedom are synonymous in the metaphor of a raft that flees, does not look for, landings. Since he is nomad, not a migrant, the artist has to deconstruct  the inherited ego, the familiar, social, moral, self, and replace it with the restless, unstable mobile ego required by the research venture. Mobile, unstable, that is liquid, marine and adrift, aimless, or at most with a stake in the path itself. A contemporary Odysseus, a Stranger in every land and time, the artist does not, however, affirm himself in the vacuum or despair.  Through his doing the being  materializes in the work, while his saying (je suis) proclaims it true with serene firmness. Thus, this real sculptural installation carries nothing less than an existential condition, whose  endless, unconstrained “trip” exclusively takes place through the metamorphoses of the experience and the creative activity.
Identità e libertà sono sinonimi nella metafora di una zattera che fugge, non cerca, approdi. Poiché non ė migrante, ma nomade, all'artista incombe decostruire l'io, l’io ereditato morale, sociale, familiare, per sostituirlo con l'io inquieto, mobile instabile della ricerca. Mobile, instabile, ossia liquido, marino e alla deriva, senza meta o, se c'è, una meta nel percorso stesso. Odisseo contemporaneo, Straniero in ogni terra e tempo, l'artista non si autoafferma tuttavia nel vuoto o nella disperazione. Il suo fare dà forma all'essere nell'opera, e il suo dire (je suis) la proclama vera con serena fermezza. Su questa vera e propria installazione scultorea, si imbarca dunque una condizione esistenziale, il cui viaggio senza inizio né fine, senza vincoli di direzione o durata, si materializza esclusivamente nelle metamorfosi dell’esperienza e dell’attività creativa.
[…] Il quadrato di scuri copertoni di gomma galleggianti di Costanzo porta alta verticale sulle onde marine imprevedibili la scritta Je Suis, luminosa per i led che la compongono. Il mito omerico è qui ripercorso "alla lettera": naufrago, mutando i tempi, non è Nessuno ma lo stesso enigma identitario, che si accende e si nomina scivolando senza meta sulle acque (qualunque lingua del mondo potrebbe in verità esprimerlo). Ma allo scaltro Odisseo l'indefinito Outòs serve come espediente concettuale di salvezza di fronte all'ingenuità grammaticale nominalistica del gigante primitivo, legata al pensiero concreto; sulla zattera tutta artificiale alla deriva nel mare contemporaneo, invece, la luce del pronome personale che afferma l'esistenza del Soggetto è l'insegna, più romantica che concettuale, di una rivendicazione ideologica, che prescinde dalla metafora.
Luciana Rogonzinski

A. Guillot, L. Rogozinski, P. E. Antognoli, Rĕlĭquĭae, Siracusa, Tyche Edizioni, 2020, p. 27





A  work in progress, devised to undergo multiple “departures”. The Je suis “trip” starts on the Sicilian east coast, where the work has been left drifting through several days, and subsequently re-found and rescued. Such an erring travel might be restarted everywhere needed to follow the artist’s displacements, through new seas or rivers.

Work in progress, di cui sono previste diverse “partenze”. Je suis comincia il suo “viaggio” nella costa orientale siciliana, dove il lavoro è rimasto alla deriva per  più giorni, poi ritrovato e ripescato. Momentaneamente interrotto, il suo percorso riprenderà altrove, per “seguire” (altra etimologia di Je suis) l’artista nei suoi spostamenti, per essere nuovamente affidato ai mari o ai corsi d’acqua.










Untitled (Je suis) #1, #2, 2019
Print on Fine Art paper
Hahnemühle Baryta on Dibond
105x70 cm each



Rĕlĭquĭae, curated by Anna Guillot, On the Contemporay, Catania 2020.




©️ Alessandro Costanzo 2019
             
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