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Same green, same sky
2020
Installation project
Webcam, sound recorder, inner tubes

Variable dimensions
Maison Gregoire | Sicily
Curated by Emmanuel Lambion
In collaboration with MUSUMECI contemporary



The work stems from a reflection on those who have never moved, materially or psychologically, from their place of origin, and/or who, even when traveling, have always lived in the shadow of their 'nest', forging their own vision of the world from the window looking onto their garden.
In a way, those who live without shifting their mind to spaces of otherness, develop a kind of deeply-rooted environmental point of view, unchanging and confined, akin to the one that could or might be developed by a plant.
One might argue that the immobility of plants could correspond to the isolation of those who have no eyes to look beyond a horizon of stereotypes or prejudices, even if some kind of deep liberty can also develop out of a deepened gaze, albeit in a limited environment.
These wandering thoughts were the starting points of the installation, whereby a kind of processual “liberation”  of the plant’s gaze through a camera integrating its vegetable intimacy and thus  generating a hybrid being, capable of transmitting confidences and visions to a foreign audience via an online platform.
In parallel to this, a sound installation installed in the house combines the fragments of two interviews carried out with persons who never, but very occasionally, left their place of birth, one in Sicily, one in Brussels.
Both were invited to imagine a land alien to themselves, the one so familiar to the other.
The intertwined linguistic abstraction created by the combination of excerpts of their respective interviews, halfway between French and Sicilian, highlights the specific relationship they developed with their respective place of origin, whilst giving birth to a surreal dialogue, where they reveal intimate thoughts and projections.
Emmanuel Lambion


Il lavoro nasce da una riflessione su chi non si è mai mosso, materialmente o psicologicamente, dal proprio luogo di origine, e, anche quando in viaggio, ha sempre vissuto all’ombra del ‘nido’, traendo la propria visione del mondo dalla ‘finestra’ del proprio giardino.
In un certo senso, non saper spostare la mente verso mondi altri, comporta una sorta di punto di vista ambientale profondamente radicato, immutabile e confinato, simile a quello di una pianta. Si potrebbe sostenere che l'immobilità delle piante corrisponda all'isolamento di chi non ha occhi per guardare oltre un orizzonte di stereotipi o pregiudizi, anche se uno sguardo più profondo può nutrire altrettanta libertà, seppure in un ambiente ristretto.
L’installazione dà corpo a pensieri altalenanti come questi: una sorta di “liberazione” processuale dello sguardo della pianta ha luogo per mezzo di una telecamera integrata nella sua intimità vegetale, così da generare un essere ibrido, capace di trasmettere confidenze e visioni a un pubblico straniero via internet.
Parallelamente, un'installazione sonora all’interno dell’abitazione combina i frammenti di due interviste a persone che mai, o molto raramente, hanno lasciato il luogo di nascita, rispettivamente la Sicilia e Bruxelles.
Entrambi sono invitati a immaginare una terra estranea, come fossero l'una familiare all'altra.
L’intreccio di astrazioni linguistiche prodotto dalla combinazione di estratti delle interviste, a metà tra francese e siciliano, mette in luce il rapporto specifico sviluppato dagli attori con il rispettivo luogo di origine, dando vita a un dialogo surreale, dal quale traspaiono pensieri e progetti intimi.






Il centro d'arte indipendente Maison Grégoire, situato in un fiore all'occhiello del Modernismo del 1933 di Henry van de Velde, è stato creato nel 1995 su iniziativa di Véronique e Philippe Terrier-Hermann in associazione con il proprietario, Thomas Simon. Per i fondatori dell'associazione si trattava di rendere questo luogo accessibile al pubblico, allestendo un programma di mostre di giovani artisti, belgi e della scena internazionale. Nel 1996, i fondatori hanno aperto il programma invitando curatori esterni come Pascal Beausse, Anne Wauters, Jean-Paul Jacquet, Stéphane Roussel o Florence Derieux e, dal 2008, Emmanuel Lambion.
Dal 1995 l'Observatoire-Maison Grégoire ha presentato il lavoro di più di cento artisti come Edith Dekyndt, Runa Islam, Christoph Draeger, François Curlet, Ann Veronica Janssens, Barbara Visser.

www.bnproject.be