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Making fun of the machine
2020
Installation 
Binary code on FineArt paper, corianders of photo

130 X 150 cm


The work develops from a photo of a paper shredder that is reduced to pulp by the same. What is shown is the print (on Fine-Art paper) of the binary code that a computer has developed starting from a camera that has acquired the destroying device.
We "see" the shredder but we cannot decode it, the desired interruption in the binary string has been filled with numbers from 59 to 80 which are the heartbeats at the exact moment in which I reconstructed the flaws in the code.
The silent seriality of artificial coding is compared with the “pulsating” testimony of a human being.
The simultaneous encoding of memories, photos, sounds and videos is entrusted to devices that convert analog data into numbers, which can only be decrypted by computers, this generates alienating dependencies on all those devices used to keep the backups of our lives.
In the "circular" process of the installation, I highlight in a tautological game, the fragility of a contemporary society that is advancing more and more towards an enormous accumulation of data belonging to each individual which, in addition to being stratified in personal digital storage devices, they are purchased and stored on multinational servers.
Il lavoro si sviluppa a partire da una foto di un distruggi documenti che viene ridotta in poltiglia dallo stesso. Ciò che viene mostrato è la stampa (su carta Fine-Art) del codice binario che un computer ha sviluppato partendo da una fotocamera che ha acquisito il congegno distruttore.
“Vediamo” il trituratore ma non possiamo decodificarlo, l’interruzione voluta nella stringa binaria è stata colmata con numeri da 59 a 80 che sono i battiti cardiaci nel momento esatto in cui ho ricostruito le falle nel codice.
La serialità muta della codifica artificiale è messa a confronto con la testimonianza “pulsante” di un essere umano.
La codifica contemporanea di ricordi, foto, suoni e video è affidata a dispositivi che convertono dati analogici in numeri, decifrabili soltanto da calcolatori, questo genera dipendenze alienanti nei confronti di tutti quegli apparecchi adibiti a custodire i backup delle nostre vite.
Nel processo “circolare” dell’istallazione, metto in luce in un gioco tautologico, la fragilità di una società contemporanea che avanza sempre più verso un accumulo enorme di dati appartenenti ad ogni singolo individuo che oltre ad essere stratificati in dispositivi personali di memorizzazione digitale, vengono acquisti e immagazzinati nei server delle multinazionali.