Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull'arte
2019
Installation project with artist Stefan Milosavljevic
Sand, artificial plant, colored neon, sound recorder, poster
Variable dimension
Courtesy Punto sull’arte Gallery
Curatated by Martina Campese and Raffaella Ferraro 


Alessandro Costanzo (1991) and Stefan Milosavljevic (1992), winners of the Under 30 curatorial Special Prize awarded by Martina Campese and Raffaella Ferraro in the 2018 Arteam Cup, have chosen not to compete with a bipersonal exposing their works, but they shared the entire exhibition project by developing it with four hands. One final job entirely shared.

“Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull'arte”, it is an immersive and experiential installation that allows to overcome the limits of space and to undertake a temporary journey towards another dimension, that of dream and contemporary myth, allowing to reach an ideal heavenly dimension.
The prerequisites were carefully designed by Alessandro Costanzo and Stefan Milosavljevic: "the soft white sand, the intentionally artificial tropical plants, the sensual voice of an imaginary hostess who invites you to enjoy a little corner of paradise". These are the elements that temporarily transform the project room into a paradisiacal natural oasis Accompanying the installation, excerpts of text inspired by the "myth of the dragonfly", contained in the essay The hero with a thousand faces by Joseph Campbell, accompany the liquid images of iridescent palms in the posters. Dreamlike background of a flow of words, which - using the narrative technique of the stream of consciousness - flow following the free flow of thoughts The subtle irony of the play on words in the revival of the name of the art gallery, which returns both in the title of the installation and in the text of the posters, joins the depth of the project, making the work closely connected to the place for which was designed. In the end, only one question remains: what is real about this? “Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull'arte” returns an imperfect and intentionally artificial paradisiacal image, which gives the user a certain feeling of uncertainty, disorientation and confusion.
This creates a reflection on the idea of paradise, which - embodying an ethereal and unnatural dimension - is too far from human perception to be fully understandable. The artists thus become the interpreters of a universal mythological belief, offering everyone, even temporarily, the illusion of having reached their paradise.

texts Martina Campese, Raffaella Ferraro



Alessandro Costanzo (1991) e Stefan Milosavljevic (1992), vincitori del Premio Speciale progetto curatoriale Under 30 assegnato da Martina Campese e Raffaella Ferraro nell’ambito dell’Arteam Cup 2018, hanno scelto, per questa mostra-premio, di non confrontarsi con una bipersonale esponendo i propri lavori, ma hanno condiviso l’intero progetto espositivo sviluppandolo a quattro mani. Un solo lavoro finale interamente condiviso.

“Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull'arte”, è un’installazione immersiva ed esperienziale che permette di superare i limiti dello spazio e di intraprendere un viaggio temporaneo verso un’altra dimensione, quella del sogno e del mito contemporaneo, consentendo di raggiungere una dimensione paradisiaca ideale.
I presupposti sono stati progettati accuratamente da Alessandro Costanzo e Stefan Milosavljevic: “la morbida sabbia chiara, le piante tropicali volutamente artificiali, la voce sensuale di una hostess immaginaria che invita a godere di un piccolo angolo di paradiso”. Questi sono gli elementi che trasformano temporaneamente la project room in una paradisiaca oasi naturale. A corredo dell’installazione, stralci di testo ispirati al “mito della libellula”, contenuto nel saggio “L’eroe dai mille volti” di Joseph Campbell, accompagnano nei poster le immagini liquide di palme iridescenti. Sfondo onirico di un flusso di parole, che - utilizzando la tecnica narrativa dello stream of consciousness - scorrono seguendo il libero flusso dei pensieri.  La sottile ironia del gioco di parole nella ripresa del nome della galleria punto sull’arte, che ritorna sia nel titolo dell’installazione, che nel testo dei poster, si affianca alla profondità del progetto, rendendo l’opera strettamente connessa al luogo per cui è stata pensata.  Alla fine, resta una sola domanda: cosa c’è di reale in tutto questo?
“Ho sempre cercato il paradiso ma ora punto sull'arte” restituisce un’immagine paradisiaca imperfetta e volutamente artefatta, che infonde nel fruitore una certa sensazione di incertezza, disorientamento e confusione. Si crea così una riflessione sull’idea di paradiso, che - incarnando una dimensione eterea ed innaturale - risulta troppo lontana dalla percezione umana per essere pienamente comprensibile.
Gli artisti diventano, quindi, gli interpreti di una credenza mitologica universale, offrendo a tutti, anche solo temporaneamente, l’illusione di aver raggiunto il proprio paradiso.
testi Martina Campese, Raffaella Ferraro


Espoarte interview - Matteo Galbiati

Cosa presentate alla fine in questa mostra? Ce la riassumete brevemente? Quali chiavi di lettura volete dare ad un possibile spettatore?

Alessandro Costanzo
– Quello che cerchiamo di “vendere” è un’esperienza temporanea di una realtà distopica, chiusa e confezionata all’interno di uno spazio espositivo che diventa “palcoscenico” di un paradiso commerciale, identificato nelle spiagge tropicali idilliache che le agenzie turistiche, promuovono come soluzioni curative ai mali dell’animo. Il tema dell’abitare la casa si sviluppa quindi in “antinomia”, e da luogo accogliente e sicuro a cui ci si sente di appartenere, si trasforma in luogo fittizio e ingannevole esplicato nell’idea di Eden contemporaneo.


Stefan Milosavljevic – Abbiamo lavorato ironicamente sul nome della galleria Punto sull’Arte cercando di creare uno slogan che fosse l’incipit di una storia divisa in tre parti. Una storia simile a quella della libellula, ma con protagonisti diversi. Questo perché ciò che è importante non è la libellula stessa ma la sua umanità, il suo lasciarsi trasportare dal desiderio, dal calore e dalla bellezza e finire per auto-negarsi e poi forse rinascere o sbagliarsi. I tre poster contengono ciascuno un’immagine esotica di palme che sono in procinto di sciogliersi, di abbandonarsi camuffando la propria identità. Abbiamo voluto così racchiudere l’esperienza del paradiso fittizio che abbiamo creato nella project room in poster numerati e firmati che si possono acquistare e portare con sé come frammenti di un’esperienza. Un’esperienza che inizia proprio nel momento in cui si torna alla propria quotidianità e nelle proprie case. C’è da parte nostra un velato desiderio di appartenenza ad una comunità, all’umanità e sempre velatamente il nostro scopo ultimo era quello di far percepire a tutti i fruitori questa bellezza.




Espoarte full interview

©️ Alessandro Costanzo 2019
             
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